Disclosure Day

Regia: Steven Spielberg

Scrittura: David Koepp

Cast: Emily Blunt, Josh O'Connor, Colin Firth, Colman Domingo, Eve Hewson

Durata: 2 ore e 25 minuti

Data di uscita italiana: 10 giugno 2026

Titolo originale: Disclosure Day

Data di uscita originale: 2 giugno 2026 (Le Grand Rex)

Recensione bang bang

Il film racconta delle vicende che coinvolgono Daniel Kellner (Josh O’Connor) e Margaret Fairchild (Emily Blunt) nel Disclosure Day, il giorno della rivelazione alla razza umana dell’esistenza degli alieni.

Nonostante ci siano navi spaziali ed extra-terrestri, questo film non parla di ufologia. Non aspettatevi niente di tecnico e coerente come può esserlo Arrival, i cui dettagli fantascientifici sono essenziali per la trama. Questo è più un misto tra un road movie e un thriller; i protagonisti sono in continua fuga dal cattivone Colin Firth (si riconosce dal dolcevita oscuro) e, al contempo, vengono guidati dalla saggia presenza di Colman Domingo, l’uomo sulla sedia con la passione per il bricolage. Per tutta la visione, lo spettatore cerca di capire il significato degli elementi fantascientifici che vengono introdotti per poi scoprire, alla fine, che Spielberg non fornisce una spiegazione alla maggior parte di essi. Il suo scopo è parlare di sentimenti e umanità, come se si stesse guardando un ET moderno.

Questo è un problema? Non per forza, se si va al cinema con le giuste aspettative. Io sono stato contento di essere andato a vederlo; non mi pesa che si abbia voluto puntare sull’emotivià del messaggio a discapito della costruzione di un immaginario coerente e definito (che è comunque un peccato). È proprio un film alla Spielberg: general purpose e da guardare con la stessa ingenuità e la stessa voglia di meravigliarsi con cui si guardavano i suoi film negli anni ’90. Si esce dal cinema emozionati e con la voglia di costruire un mondo migliore; se questo è l’effetto, credo che l’obiettivo sia raggiunto, a discapito dei difetti.

La visione procede scorrevole, anche se con qualche rallentamento ogni tanto. Essendo che la storia comincia in medias res, ogni tanto si ricorre a qualche mini-spiegone per informare su cosa è successo prima, ma niente di imperdonabile. Mi sono piaciuti molto Colin Firth ed Emily Blunt, un po’ meno Colman Domingo (più per la scrittura del personaggio, in questo caso) e Josh O’Connor. Questo è in fuga da una multinazionale che ha più soldati che azionisti in borsa ed ha sempre la faccia tranquilla e spaesata di chi ha appena fatto l’happy ending in Tailandia. Pecca anche il suo doppiaggio, staccato e impersonale. Le musiche di John Williams fanno il loro lavoro senza esporsi troppo, anche se devo dire che le sto riascoltando con interesse. La volpe in CGI vi farà rimpiangere di non aber bevuto l’acido delle batterie da piccoli.

Ripeto quanto detto: anche se non tutto è stato spiegato con logica e criterio (o non è stato spiegato proprio, un problema di meno), è un film tutto sommato piacevole da guardare. Alcune scene vi faranno salire il nazismo.

Lo consiglio?

Da approcciare con serenità, spensieratezza e fette di prosciutto sugli occhi. Apprezzatene le buone intenzioni e non provate a cercare coerenza.