Recensione bang bang
Cerco di dirvi il minimo indispensabile. Per una recensione senza spoiler più approfondita, vi rimando al video di Paolo Innocenti, su cui mi trovo d’accordo praticamente su tutto.
Il film parla di Emma e Charlie (Zendaya e Robert Pattinson), giovane coppia che decide di sposarsi dopo qualche anno di conoscenza. Durante i preparativi per il matrimonio, verranno a galla episodi del loro passato che non si sono mai rivelati e questo metterà alla prova la solidità della loro relazione e le loro nozze.
Questo breve incipit fa capire le note generali del film. Zendaya e Robertino sono i protagonisti assoluti e si ritrovano a vivere una romance drammatica con alcune note di commedia nera. A supporto dei due ci sono gli amici Mike e Rachel, interpretati da Mamoudou Athie e Alana Haim (quest’ultima è davvero memorabile). La storia c’è ma è limitata quel tanto che basta per dare spazio alla componente psicologica della vicenda, messa in scena con il giusto equilibrio di dialoghi (che non diventano mai noiosi o didascalici) e soluzioni registiche davvero efficaci. Tutt’altro che il pippone struggente e scontato che ho sempre paura di trovarmi in questo genere di prodotti.
A livello di recitazione, è un piacere vedere Pattinson impegnato in questo tipo di ruoli (un gran vaffanculo a chi lo ricorda ancora solo per Twilight). Mi sono spesso imbambolato ad ammirare la sua espressività, il modo in cui lavora con occhi, fronte, zigomi, labbra, la sua capacità di accennare appena a un’emozione con soltanto il viso per poi, nella scena successiva, scoppiare di rabbia o di tristezza con le movenze accentuate di tutto il corpo… Davvero una gran prova di abilità! Anche Zendaya è stata soddisfacente; nonostante la trovi spesso plasticosa e relegata al ruolo di teenager scazzata (la MJ di Spider-Man, in pratica), devo riconoscere che in questo film ha fatto un salto di qualità e mi ha sorpreso in pieno in alcune scene.
Sono uscito dal cinema soddisfatto e contento di aver dato un’opportunità a questo film e a questo regista, Kristoffer Borgli, che non conoscevo. Non mi dispiacerebbe per niente una seconda visione e metto in lista, pronti da recuperare, i suoi due precedenti Sick of Myself e Dream Scenario.
Lo consiglio?
Nonostante il film sia tutt’altro che spensierato, la visione non è stata assolutamente pesante o impegnativa. È come se un filo sottilissimo avesse continuamente tenuto alta la mia curiosità nel voler vedere cosa sarebbe successo nella scena successiva e dove il film sarebbe andato a parare, ma senza farmi sentire di star guardando un documentario sulla vita in trincea della WWII. Ve lo consiglio caldamente perché credo che sia un ottimo esempio di come si possa fare cinema “psicologico” partendo da un pretesto che può sembrare noioso.
Sono contento di essere andato a vedere questo film senza sapere quasi nulla. Ho guardato il trailer frettolosamente (e riconosco, assieme a molti utenti di YouTube, che questo è un trailer fatto come Dio comanda e che non spoilera tutto) e non mi sono informato con recensioni o altro. Questo mi ha permesso di non sapere niente nemmeno sull’incipit della storia, cosa che mi ha fatto godere maggiormente della proiezione.
In generale, c’è coerenza narrativa dall’inizio alla fine. Il tono principale è di serietà portata in modo realistico e credibile e le scene divertenti sono poche e concentrate all’inizio, dove il senso di ilarità è voluto. Ce ne sono qualcuna alla fine ma non mi dispiacciono, danno delle note grottesche ma senza distruggere il ritmo e buttare in vacca tutto. Inevitabilmente, nella seconda parte del film si alza un po’ l’asticella dell’incredulità ma solo il necessario per favorire la crescita del dramma, che rimane omogenea. Ho storto il naso soltanto durante il discorso del padre della sposa: sono le nozze di tua figlia e tu cosa fai? Parli del tuo fucile che è sparito e della sua battaglia per regolamentare le armi? Davvero forzato e poco credibile.
Il mio momento preferito è stato quello studio fotografico. Adoro come tutto il film si impegni a rappresentare quanto può essere ingombrante, pesante e invalidante un pensiero intrusivo come quello che ha Charlie (che ha da poco scoperto che la sua promessa sposa Emma ha quasi compiuto una strage armata da ragazzina) puntando su soluzioni registiche alternative anziché su dialoghi struggenti, sofferenti e noiosi. In questa scena, il suono dei flash è ovattato, le parole della fotografa diventano sempre più distanti, ogni flash che abbaglia il set mostra prima Emma che imbraccia un fucile, poi lei da piccola, poi Charlie che riesce sempre meno a sorridere… Tutto diventa incredibilmente alienante e sconnesso dalla realtà solo con una semplice sessione di shooting, è stata una bella mossa.
La progressiva disperazione di Charlie viene proposta in modo convincente. Comincia gettando la sua tazza con la stampa di una pistola, vuole sapere chi ha lasciato sulla sua scrivania un libro con le foto di modelle armate, le allucinazioni aumentano (si immagina Emma perdere sangue dall’orecchio sordo e addirittura posare nel libro appena citato) e arriva a perdere il controllo in una conversazione con la sua collega Misha per poi baciarla in ufficio e arrivare quasi a farci sesso. La situazione perde il controllo in modo grottesco al momento del suo discorso alla cena di matrimonio, dove si percepisce tutto di Charlie: la sua stanchezza, il suo spaesamento, la sua battaglia interiore, il suo non saper cosa fare. Tra l’altro, qui Zendaya mi ha davvero convinto: mi ha fatto sentire tutto il disagio e il turbine di emozioni che il suo personaggio Emma ha sperimentato in quel momento.
Il finale non è eclatante ma non lo vedo come un difetto, non per forza servono colpi di scena o dimostrazioni d’amore esagerati per concludere una vicenda come questa. Bastano loro due, sfiniti e malconci, che si trovano nella loro tavola calda preferita e fanno finta di incontrarsi per la prima volta; scenetta che sembra infantile ma, in realtà, è il loro modo di perdonarsi e di darsi una nuova possibilità. Un “lieto fine” significativo, una conclusione pacifica e che funziona.

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